Alta tensione in Iran dopo le elezioni presidenziali. i "riformisti" accusano il governo ed il Consiglio dei Guardiani della Costituzione di brogli , mentre la Guida Suprema(l'Ayatolla Ali Khamenei) viene accusato di avere appoggiato, prima, durante e dopo le elezioni il candidato "ultraconservatore" Ahmadinejad .
Mir-Hossein Mousavi, insieme a Ayatollah Mehdi Karrubi, i candidati moderati, hanno chiesto l’annullamento del voto del 12 giugno, mentre i loro sostenitori protestano per i brogli e i risultati truccati , manifestando per le strade delle città iraniane.
Cio mentre l'altro candidato "Conservatore" Mohsen Rezai ha protestato, e continua a farlo, anche esso per le "irregolarità" nello scrutinio dei voti .
Il governo di Ahmadinejad ha bloccato tutti i media impadronendosi della TV e Radio dello stato, impostando la censura ai giornali riformisti e indipendenti e dichiarando "illegali" solo le manifestazioni di piazza dei sostenitori dei riformisti.
I giornalisti stranieri sono stati espulsi dal paese e l'internet e telefonia mobile bloccati, tutto per poter soffocare la rivolta dei sostenitori riformisti lontano dagli occhi del mondo.
Ma è successo una cosa assolutamente nuova nel mondo, i rivoltosi, grazie alla bravura dei giovani esperti di informatica in Iran, hanno potuto saltare in parte il blocco dell'internet e cosi, hanno usato vari social network e i viedotelefonini e hanno potuto documentare le violenze usate dal governo verso i manifestanti, cosi il mondo potrà vedere ciò che è successo nelle piazze iraniane e giudicare se le dichiarazioni del governo di ahmadinejad sono veritiere o false .
Un mio amico usando la facebook mi ha fornito moltissimi filmati che troverete qui a disposizione per avere un'idea su ciò che realmente succede in Iran:
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1021201670750
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1021198310666
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1021055307091
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1020948984433
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1020635576598
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1020359649700
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1020227046385
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1019943199289
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1019942439270
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019943199289#/video/video.php?v=1019941999259
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1019068617425
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1019068617425
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1019002415770
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018720128713
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018522923783
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018457122138
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018432521523
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018431521498
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018429361444
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018427721403
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1018129153939
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1017868827431
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1017835586600
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1017819146189
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1016842921784
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1016797760655
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1019818156163#/video/video.php?v=1016765679853
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1016696238117
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1016696238117#/video/video.php?v=1016690557975
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1016696238117#/video/video.php?v=1016571675003
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1016696238117#/video/video.php?v=1016514073563
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1016696238117#/video/video.php?v=1016400110714
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1016696238117#/video/video.php?v=1016134824082

Da quando Barack Obama è stato eletto alla Casa Bianca, quello che un tempo veniva chiamato il "clan Bush" si è ritirato in ordine sparso; scelta più che dignitosa per un gruppo di potere che durante otto anni ha dettato legge al pianeta, scatenando guerre di civiltà e alimentando a dismisura l'odio planetario nei confronti degli States.
Ad esempio l'ex presidente ha scelto il profilo basso, dedicandosi essenzialmente alla famiglia, agli amati barbecue nel ranch di Crawford e limitando al massimo le apparizioni pubbliche. Non si può dire però lo stesso del ringhioso Dick Cheney, il quale sembra l'unico leader repubblicano che non ha ancora metabolizzato la sconfitta dello scorso novembre.
Il vice di Bush in effetti imperversa ogni giorno sui media americani ed esteri, si fa vedere a convegni e conferenze, rilascia interviste e scrive ispiratissimi articoli, scrive libri di memorie. Eseguendo sempre lo stesso immutabile spartito: la presidenza Obama, le sue politiche multilaterali, la sua linea di dialogo con il "nemico", mettono a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti; in sostanza con uno così alla Casa Bianca ogni cittadino Usa si deve sentire meno sicuro e più esposto ad attentati e rappresaglie terroristiche. Un ritornello ossessivo, che ha fatto perdere le staffe nientemeno che al capo della Cia, esasperato da questo stillicidio di accuse. Intervistato dal settimanale The New Yorker , Leon Panetta ha attaccato duramente l'ex vicepresidente: «Sembra che si auguri un attentato negli Stati Uniti che confermi le sue accuse. In realtà Cheney è uno squalo che annusa il sangue nell'acqua. Il suo è un modo macabro e pericoloso di fare politica».
Fino ad ora l'amministrazione e tutti i responsabili della sicurezza nazionale nominati dal presidente democratico avevano ignorato il gioco al massacro di Cheney che ha pronunciato parole durissime nei confronti di Barack Obama, "reo" di aver vietato l'uso della tortura negli interrogatori dei prigionieri di guerra. Di aver avviato la chiusura del supercarcere di Guantanamo, o di aver offerto ramoscelli di ulivo a tipacci poco raccomandabili come i leader politici islamici, indebolendo così l'immagine del Paese nel mondo.
L'attuale vicepresidente Joe Biden non ha però voluto commentare la reazione esasperata di Panetta alle sgradevoli esternazioni di Cheney, limitandosi a dire che il nuovo approccio di Washington ai problemi della sicurezza «è più correttoed efficace», rispetto al pugno di ferro dell'amministrazione Bush.
Daniele Zaccaria
Fonte: www.liberazione.it

ANALISI DEL VOTO IRANIANO SU WASHINGTONPOST OVVERO; PERCHE' PER UNA CERTA AMERICA AHMADIENJAD HA VINTO ANZI, DEVE VINCERE !?!
L'analisi del voto iraniano comparsa sul Washington Post (La voce del popolo iraniano) consente alcune importanti riflessioni. Eseguito da una società di sondaggi indipendente, americana, lo studio è stato finanziato dal Rockfeller Brothers Fund. L'agenzia ha certificato che, secondo le rilevazioni demoscopiche a tre settimane dal voto, il presidente Ahmadinejad avrebbe avuto un netto vantaggio sullo sfidante Moussavi, con un rapporto di 2 a 1, addirittura maggiore ai risultati elettorali reali.
http://sudterrae.blogspot.com/2009/06/analisi-voto-iraniano-del-washington.html
Se questi dati fossero aderenti alla realtà, anche solo in linea di massima, significa che le attuali manifestazioni popolari anti-governative si basano su falsi presupposti, ovvero che il voto sia frutto di frodi macroscopiche (si calcola che circa 10 milioni di voti sarebbero dovuti sparire). Al contrario, la rielezione di Ahmadinejad sarebbe, volente o nolente, legittima.
Accanto a queste banali considerazioni di fatto, il dato politico che esce dalla lettura del quadro generale implica fortissime responsabilità di tutto lo scenario istituzionale che sta sprofondando lo stato iraniano nel baratro.
Lo sfidante Mir Hussein Moussavi ha agito in modo del tutto irresponsabile ed avventurista. Ammesso che creda in buona fede che la sua sconfitta derivi da brogli, le improvvide affermazioni durante la notte del voto in cui dichiarava di essere il vincitore con oltre il 60% dei suffragi, il suo appello alla popolazione a resistere contro il pericolo di "tirannia", l'aver chiamato a raccolta i suoi sostenitori in una manifestazione di piazza oceanica, non ha fatto altro che creare i presupposti per un clima da scontro civile e offrendo soprattutto il destro (come ovviamente accaduto) a provocazioni e contro provocazioni di chi mira a far divampare l'incendio. Ora il rischio che le tensioni si avvitino e rincorrano senza più nessun controllo appare tangibile.
Il presidente Ahmadinejad ha dimostrato incapacità nel cogliere i nessi profondi della posta in gioco. Invece di minimizzare le proteste avrebbe dovuto prontamente spiazzare il nemico spuntandone le armi, forte, se i dati sono veri, dell'ampio consenso popolare di cui gode. Senza indugio avrebbe potuto lui stesso chiedere un nuovo conteggio dei voti, se non addirittura sfidare ad un ballottaggio il contendente.
http://sudterrae.blogspot.com/2009/06/analisi-voto-iraniano-del-washington.html
Allo stesso modo la Guida spirituale Khamenei sembra aver assistito in maniera insipiente a quanto stava avvenendo sotto i suoi occhi. Dichiarazioni di prammatica, minimizzazioni, vuoti appelli alla calma ed alla legalità che di certo non hanno contribuito a stemperare le tensioni.
Il risultato è che tutti sembrano aver interpretato, finora magistralmente, un ruolo. Sullo sfondo il popolo iraniano, anche esso, ci pare, utile strumento nella mani di un oscuro regista. A noi sembra che gli unici a poter trarre un vantaggio strategico da questa drammatica situazione siano i nemici geopolitici dell'Iran che stanno utilizzando per i loro scopi gruppi di potere dentro il regime, sia tra i riformisti che tra i falchi.
In questo momento non ci sembra possibile che la rivolta popolare possa sfociare in un "regime change". Molto più probabile l'obiettivo di ottenere una dura repressione delle manifestazioni che porterebbe ad una unanime condanna internazionale, a stringere l'Iran ancor più nell'isolamento esterno e nella destabilizzazione interna. Terreno fertile per molte altre manovre a venire.
Il timore evidente è che il popolo iraniano venga ancora una volta ingannato, tradito e oppresso, per impedirne la missione spirituale nel mondo. Ingannato, tradito e oppresso come nei quasi trenta anni di occidentalizzazione forzata ad opera dello Shah, dopo il colpo di stato che nel '53 stroncò un governo nazional-popolare; ingannato, tradito e oppresso in questi venti anni di teocrazia che nacque deviando la rivoluzione del '79, ancora una volta un ampio movimento nazional-popolare e laico (il primo presidente dell'Iran post-rivoluzione fu il socialista Bani Sadr col 75% dei voti), complice lo stato di guerra determinato dall'invasione da parte dell'Iraq di Saddam Hussein e il conflitto che durò otto anni. E in quegli anni, sotto la guida suprema dell'Ayatollah Khomeini, presidente era Alì Khamenei e primo ministro Mir Hossein Moussavi, due dei protagonisti di questi giorni terribili.
http://sudterrae.blogspot.com/2009/06/analisi-voto-iraniano-del-washington.html
Quale altro inganno, tradimento e oppressione si sta preparando per il popolo iraniano? Chi sta agendo lo fa su larga scala ed in modo criminale e spregiudicato, dal Mediterraneo all'Asia centrale passando attraverso Libano, Palestina, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan, un arco di crisi lungo migliaia di chilometri pronto a scoppiare ed incendiarsi in uno qualsiasi dei suoi punti; oppure tenuto semplicemente a bruciare sotto la cenere, in un amplissimo progetto di destabilizzazione e "libanizzazione" di tutto intero il Medio Oriente.
http://sudterrae.blogspot.com/2009/06/analisi-voto-iraniano-del-washington.html
Chi ci guadagna? Chi sta tradendo la voce dell'Iran?
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Simone Santini
Fonte: http://clarissa.it/
Link: http://clarissa.it/ultimora_nuovo_int.php?id=106

È noto come gli interventi militari, politici, diplomatici nonché economici degli Stati Uniti nella vita di altri paesi siano accompagnati dall'autoconvincimento degli stessi USA di essere la nazione eletta per la rigenerazione del mondo. Antonio Gambino (L'imperialismo dei diritti umani, Editori Riuniti, Roma 2001) ricorda che sia per il presidente Wilson sia per i suoi successori l'eccezionalità del loro paese e quindi il diritto di rivendicare per esso una posizione unica sulla scena internazionale, è un dato incontestabile. Ma anche i semplici cittadini degli Stati Uniti sono in maggioranza convinti, pare, di far parte di una società diversa e migliore di tutte le altre. E questo è sicuramente «un dato corposo, impossibile da ignorare» (Gambino p. 107). Talvolta la condizione di eccezionalità data dal considerarsi diversi e migliori è riconosciuta anche da occhi esterni che condividono il giudizio che gli Stati Uniti non «pensino di essere» bensì «siano» diversi e migliori, riconoscendone l'eccezionalismo nello «spirito del nomadismo, nella felice convivenza (sic) del Melting Pot, nella nascita dalla molteplicità» e imputandogli come unico vero errore l'«eccesso di democrazia».
Una delle manifestazioni dell'eccezionalismo americano - che altro non è che il mito nazionalista fondativo della nazione, come noi abbiamo Romolo e Remo e gli svizzeri Guglielmo Tell - è il concetto di «destino manifesto», cui è dedicato questo brillante e intelligente studio di Anders Stephanson. Il libro è stato originariamente pubblicato nel 1995, ma sembra scritto stamattina, e in ogni caso è attualizzato dalla postfazione dell'autore all'edizione italiana.
L'espressione «destino manifesto» - spiega Stephanson, professore di storia alla Columbia University di origini svedesi, fu coniata nel 1845 per giustificare l'espansione territoriale degli Stati Uniti sul continente americano e il genocidio degli indiani che la accompagnò. In realtà l'idea è di gran lunga precedente, giacché risale all'autoidentificazione dei Puritani col popolo eletto del Vecchio Testamento, portatore della luce divina e interprete della vera civiltà contro il Male della vecchia Europa. Nell'ideologia del destino manifesto i coloni erano indicati come il popolo predestinato a prendere possesso delle terre del continente americano in nome di varie ipotesi e teorie esposte da Stephanson, una delle quali, di epoca settecentesca e di chiara impronta fisiocratica, predicava la superiorità dell'agricoltura nei confronti del nomadismo (dato e non concesso che gli Indiani d'America fossero nomadi). Ora, il dovere morale di far fruttare la terra comporta il diritto dei coltivatori ad espropriarla a chi si limita a farvi pascolare il bestiame, perché gli indiani non hanno un vero diritto di proprietà sulle terre dove risiedono.
La ricerca di Anders Stephanson studia l'espressione del nazionalismo americano nel suo attribuirsi un ruolo non solamente profetico ma anche universale a guida dell'umanità. L'A. procede concentrando l'attenzione su due periodi storici caratterizzati da espansionismo territoriale e corrispondenti ad altrettanti capitoli del libro: gli anni '40 dell'Ottocento, con la conquista di metà del territorio messicano; e il periodo tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, con l'acquisizione dei possedimenti coloniali d'oltremare, tra cui la famigerata baia di Guantanamo. L'analisi storica è preceduta e seguita da considerazioni teoriche, tra le quali la più rilevante mi è parsa la seguente: che il concetto di «destino manifesto» non sia la causa per la quale gli Stati Uniti aggredirono il Messico o attaccano l'Iraq. Che sia però una giustificazione, anzi la principale giustificazione con la quale essi interpretano il loro ruolo nel mondo. Si tratta purtroppo di una giustificazione non soltanto adottata dalla retorica dei discorsi presidenziali, come si vedrà, ma anche diffusa nel senso comune, nonostante la presenza di critiche e scetticismi (cfr. Stephanson p. 137). Insomma, come se noi continuassimo a credere di essere un popolo di navigatori, di santi e di eroi guidati dall'uomo della provvidenza.
Nella nozione di destino manifesto convergono, come s'è visto, il protestantismo apocalittico come pure le antiche nozioni bibliche, riattualizzate dalla Riforma, sul ruolo di predestinato redentore della Terra promessa assegnato al popolo eletto da Dio. Come ben sintetizza Stephanson, siamo di fronte a un caso di destino provvidenziale rivelato. Dove all'idea del destino provvidenzialistico si attacca pure quella della translatio imperii [democratici], che afferma che la prerogativa di custodi della libertà e della democrazia è trasferita dalle mani dell'Europa, dove è nata (anche se Clinton sembra ignorarlo quando definisce gli USA la più antica democrazia del mondo) in quelle, non più disposte a mollarla, dei nipotini di Washington. Oltre a ciò, il mito nazionalista fondativo viene arricchito dal topos che vuole che libertà e movimento, dinamismo, trasformazione, progresso e democrazia siano prerogative dei popoli europei (poi per traslazione, appunto, cristiani, anglosassoni, occidentali) mentre i paesi «asiatici» (non cristiani, islamici e orientali) sono caratterizzati da attitudine alla servitù, passiva accettazione del dispotismo e della teocrazia, staticità, immobilità e assenza di storia (luoghi comuni ultimamente divulgati con impegno dai lividi pamphlet antiislamici di Oriana Fallaci).
Il fervore millenarista e il ruolo profetico degli Stati Uniti sfruttati nella fase dell'espansionismo territoriale non si fermarono davanti alla fine geografica del continente e della guerra contro gli indiani. Nel periodo della «guerra fredda» andarono a incarnarsi - continua Stephanson - nella lotta contro l'Impero del Male rappresentato questa volta dal comunismo, come nel periodo attuale, di «guerra al terrorismo», confluiscono nella lotta contro la personificazione del Male data dagli «stati canaglia» islamici e no, e dal terrorismo generico, quello deterritorializzato, che sta ovunque e da nessuna parte, e che offre il destro all'amministrazione statunitense per proclamare il proprio «diritto di ingerenza» che si traduce nell'interventismo illimitato e nel non tener conto delle norme legali internazionali. Stephanson individua e mette bene in rilievo la contrapposizione manichea di natura fondamentalista della lotta tra Bene e Male dove, se il bene sono gli USA, il Male è tutto ciò che in qualche modo ne ostacola l'affermazione, all'esterno e pure all'interno. Da questo delirio nazionalistico non sono immuni neppure i presidenti democratici. Basta leggere i Discorsi inaugurali di Bill Clinton (per cui cfr. Andrea Navoni e Diego Angelo Bertozzi, L'Ideologia dell'Impero della Libertà) per rendersi conto che anch'egli condivideva o almeno diceva di condividere l'idea della missione degli USA a condurre il mondo intero alla democrazia, magari coi bombardamenti, come quelli Nato sul Kosovo della primavera del 1999.
Vorrei concludere mostrando come l'analisi di Stephanson aiuti a comprendere ulteriori conseguenze della dottrina dell'eccezionalismo e del destino manifesto. Per esempio, la pratica di non permettere che militari americani colpevoli di crimini avvenuti all'estero siano giudicati dai tribunali del luogo in cui il crimine è stato commesso (vedi la strage della funivia del Cermis o quella di giovani bagnanti giapponesi, causata dall'emersione improvvisa di un sottomarino americano su una spiaggia pubblica), ma vengano sottoposti a giudizio (e assolti) da corti americane. Oppure il rifiuto degli USA di partecipare a tribunali internazionali. Infine, l'arrogarsi il diritto all'interventismo, di non sottostare ai provvedimenti dell'ONU, di violare, come a Guantanamo e ad Abu Ghraib, i diritti di uomini che proprio uomini non sono perché non vengono da un paese «eccezionale». Concludo prendendo a prestito dal libro di Stephanson le parole di un critico della dottrina del «destino manifesto», il senatore Pettigrew, che nel 1898 scrisse:
Sempre, nella storia..., il «destino manifesto» è stato l'assassino di esseri umani. Ha commesso crimini, ha contribuito all'oppressione e alle ingiuste sofferenze degli abitanti del mondo... Il «destino manifesto» ha consentito ai forti di rapinare i deboli e ha ridotto i deboli in schiavitù ... Il «destino manifesto» ha sempre spinto le repubbliche ad andare a conquistare le razze più deboli, sottomettendo i loro popoli alla schiavitù, imponendo tasse contro la loro volontà e infliggendo governi a loro odiosi. Il «destino manifesto» è semplicemente il grido del più forte per giustificare il saccheggio del più debole.
Link : http://www.juragentium.unifi.it/it/books/stephans.htm
Professor Sir John Beddington - Discorso a SDUK 2009 
Professor Sir John Beddington, capo consulente scientifico del governo di Sua Maestà Regina d’Inghilterra, al convegno "GovNet SDUK09" :
Ho parlato qui lo scorso anno ,più o meno allo stesso tempo, sul problema della crisi alimentare e il dilagare degli aumenti dei prezzi dei prodotti alimentari che sono stati spinti dalla crescita della popolazione e dell'uso di biocarburanti e così via.
Quello che voglio dire oggi è che vi è stata una inversione di marcia rispetto all’anno scorso, ma la domanda è: possiamo esserené soddisfatti?
Il primo problema è che abbiamo veramente una questione di rilievo di cui parlare. Questo grafico rende un pò più facile la spiegazione; è il rapporto tra la nostra riserva e il nostro consumo; Quello che si sta dimostrando è che l'anno scorso abbiamo avuto il più basso livello di riserve in proporzione al consumo negli anni passati, a partire dal 1970.
In realtà è stato raggiunto un record negativo quest’anno.Ciò significa che abbiamo riserve pari a circa il 14% del nostro consumo, cosa che comporta, nella distribuzione in casi di crisi di emergenza, 38 o 39 giorni di autosufficienza alimentare nel nostro paese.
Come potete vedere dal grafico, è il livello più basso che abbiamo effettivamente mai avuto. E’ un problema? Beh, la risposta è sì, si che sarà un problema. Abbiamo visto il picco del cibo nel mondo l'anno scorso; i prezzi sono saliti di qualcosa dell’ordine di 300%, il riso è addirittura aumentato del 400%, abbiamo visto disordini alimentari, abbiamo visto grandi temi che riguardano i più poveri nel mondo, nel senso che le organizzazioni come il Programma alimentare mondiale dell’ONU, non hanno avuto sufficiente denaro per acquistare cibo sul mercato aperto per l'alimentazione dei più poveri del mondo.
Quindi questo è un grave problema. Potete vedere il catastrofico declino nella grafica delle nostre riserve, nel corso degli ultimi cinque anni, l’indicazione è che ci sono effettivamente dei problemi, non stiamo ottenendo una crescita delle riserve del cibo, non siamo in grado di garantirci una riserva. E così ciò che mi aspetto che si verifichi è una notevole volatilità dei prezzi dei prodotti alimentari con conseguenti problemi per i più poveri quindi; quali sono le linee di guida?
Ho l’intenzione di passare attraverso queste molto brevemente:
Prima di tutto, la crescita della popolazione. La popolazione mondiale cresce di sei milioni di unità ogni mese – questo è superiore alla percentuale di crescita della popolazione del Regno Unito ogni anno. Tra oggi e ... mi soffermerò sull’anno 2030, il motivo per cui mi soffermerò sul 2030 è che sento delle discussioni concentrate su alcuni dei cambiamenti climatici da qui a 2100 . Nel 2100 io avrò 155 anni e quindi saranno magari i miei nipoti ad occuparsi di questo tipo di problemi. Spero sempre che almeno nell’2030 i miei nipoti inizino ad avere dei bambini e penso che la fase acuta per noi si concentra proprio sull’2030. Io guardo all’2030 perché quello sarà il momento per tutta una serie di eventi incrociati.
Entro il 2030, parlando nei termini di aumento di popolazione, la popolazione mondiale aumenterà di poco più di sei miliardi che è attualmente, a circa otto miliardi . Che cosa effettivamente accade a questa popolazione extra?
Prima di tutto, vi è un'altra tendenza che insieme all’aumento della popolazione potrà creare dei problemi e questa comprende la questione dell’urbanizzazione. Ora come si può vedere (si riferisce alla presentazione nella grafica - ndr), il primo superamento si avrà già nel 2009,quando per la prima volta nella storia umana, la popolazione urbana supererà la popolazione rurale nel mondo.
Questa tendenza seguirà fino all’2030 quando di nuovo ci sarà , come dimostra questo grafico, un altro dato per cui la popolazione urbana sarà sostanzialmente superiore alla popolazione rurale in tutto il mondo e di seguito, ci saranno questioni importanti a cui bisogna cercare rimedio ora, questioni tra cui; l'utilizzo del territorio che sarà tra i principali problemi per la fornitura del cibo alle grandi aree urbane e poi l’acqua e l’energia. Ma la popolazione mondiale sarà distribuito diversamente rispetto a tutto ciò che abbiamo visto finora quindi, da qui all’2030, le questioni più importanti sono; l’aumento della popolazione e l'urbanizzazione.
Ora, l'altra tendenza che in realtà è buona e di cui ho parlato anche l'anno scorso e che è ancora lì crescendo in positivo , è che nonostante la recessione globale, proporzioni significative del mondo in via di sviluppo sono in movimento dalla miseria alla classe media. Questo dato è sensibile in particolare in India e in Cina. Vi ricordo che la mobilità in questione era uno degli Obiettivi dei programmi di sviluppo umano stabiliti per il Millennio passato , volevamo vedere il mondo sollevarsi dalla povertà ? beh , in parte in questo siamo riusciti, ma ora come si muove il resto del mondo dalla povertà ancora esistente , senza un radicale cambiamento dei modelli di consumo ?
Io, da un’pò di tempo, sto trattando alcuni questioni, in particolare, sto analizzando gli effetti di un aumento della domanda per i prodotti alimentari nel mondo. Guardando la domanda di cibo, si nota che tra i grandi cambiamenti in corso , una dato in particolare riguarda la domanda per il bestiame – precisamente per i cibi a base di carne e per i prodotti lattici e derivati , ma ora non è solo l'Occidente che sta facendo questo, la domanda cresce in gran parte nel mondo in via di sviluppo, loro si muovono in gran parte da una dieta molto semplice ad una dieta più complessa e quindi, su prodotti agricoli siamo destinati alle situazioni più complesse , compreso per i capi di bestiame. Ora ,questi sono anche obiettivi perfettamente legittimi e ragionevoli da raggiungere per i paesi che si spostano da una povertà assoluta verso un miglioramento in base agli standard occidentali quindi , noi dobbiamo guardare al futuro con molta attenzione .
Chiaramente , ci sono problemi anche per chi vive all'interno del Regno Unito, se non procediamo con una cambiamento dei modelli di consumo, se non riflettiamo su fino a che punto una dieta ad alta produzione di energia può influire sul mondo,avremmo seri problemi ovunque, vi faccio un esempio su quando si mangiano le grandi bistecche!
Qualcuno mi ha fornito i dati su quando si mangia una grande bistecca come pasto, mi hanno detto che ciò è pari alla produzione di CO2 come quando uno guida un grande Range Rover da Londra a Birmingham quindi, la prossima volta che siete seduti davanti alla vostra bistecca e patatine fritte, pensateci sopra!
Nel 2030, la domanda di cibo sarà aumentata di circa il 50%.Ma possiamo farcela ?
Vi è un grande problema per garantire la sicurezza alimentare per il 2030. Abbiamo di fonte il problema di dovere produrre il 50% in più in 21 anni da tempo.
La seconda questione su cui voglio concentrarmi è la disponibilità di acqua dolce. in questo grafico, vediamo che , per il momento, l'acqua dolce disponibile pro capite della popolazione mondiale è di circa il 25% di ciò che è stato nel 1960. Per darvi un'idea dell’effetto di questo, vi dico che ora ci sono enormi carenze in alcune parti del mondo. La Cina per esempio, due settimane fa la Cina è stato coinvolto in seri disagi per affrontare una situazione di siccità . La Cina ha qualcosa come il 23% della popolazione mondiale e l'11% di acqua del mondo.
Guardando ancora il nostro grafico, si può vedere che l'uso massiccio di acqua in agricoltura , in particolare nel mondo in via di sviluppo , o in qualcosa tipo il 70% di esso,provoca degli effetti per cui, uno su tre persone è già di fronte alla penuria di risorse idriche nel mondo , ciò mentre per il totale della domanda mondiale di acqua è previsto un aumento del 30% entro il 2030.
Dunque, abbiamo una aspettativa di aumento della domanda del 50% per il cibo e abbiamo una aspettativa di aumento della domanda per l’acqua del 30%, tutto entro il 2030.
In altri termini; ciò che sembra sia l’emergenza del mondo, da qui a 2030, è che abbiamo problemi reali di sicurezza alimentare e idrica a livello globale.
Se guardate il grafico, le cifre rosse sono dove c'è vera e propria carenza idrica e si tratta di una previsione di carenza nel 2025 cioé, un po 'prima del 2030, come stiamo vedendo qui.
Prima ho citato la Cina,ma la cosa,come si prospetta, riguarda anche l'India e alcune parti del sud Europa, dove dal 2025 si prevede che ci sranno gravi problemi di carenza idrica.
Io torno sui singoli più tardi, ma la nomina di Steven Chu al Dipartimento di Energia da parte di Obama, di un Nobile Laureato in fisica che 10 giorno fa ha parlato di problemi del cambiamento climatico e la penuria d'acqua, è un fatto molto interessante. Lui ha fatto una dichiarazione che trovo davvero mozzafiato ! ha detto: "la California non sarà più in grado di produrre prodotti agricoli entro prossimi 25 anni", e che “ha seri dubbi circa la sostenibilità delle città californiana in termini di capacità di fornire acqua ai californiani a meno che non vi sarà qualche serio investimento in infrastrutture e se non ci saranno cambiamenti nei modelli che causano i gravi cambiamenti climatici .
Quindi, l'acqua è davvero molto importante. Sto per arrivare sul cambiamento climatico e le interazioni dovute a questo, ma l'acqua è un settore che ritengo stia seriamente minacciando la sicurezza del futuro. È importante perché la carenza di acqua, ovviamente, interagisce con una carenza di cibo, quindi vi sono delle vere e proprie potenzialità per causare importanti problemi internazionali in futuro - che cosa fare se non si dispone di acqua e cibo ? È la migrazione ? E’ Così si può avere una ragionevole aspettativa per le future migrazioni internazionali che si verificheranno in quanto tali carenze arriveranno entro il 2030.
Ora, Vorrei concentrarmi sull’energia , spinti dalla crescita demografica di cui ho parlato, e di urbanizzazione e la circolazione di povertà di cui ho parlato, l'aspettativa è che anche la domanda di energia è destinata ad aumentare.
Questo grafico mostra che l'anno scorso, per la prima volta, la domanda del resto del mondo ha superato la domanda di energia dell'OCSE. La sfumatura in verde rappresenta il resto del Non-OCSE e l'ombreggiatura arancione rappresenta la Cina e l'India, come potete vedere , l'enorme effetto che si avrà , non è altro che un effettivo e ulteriore aumento della domanda di energia intorno al 50% , sempre entro il 2030.
Ora, se ciò non bastasse ... queste cose che si uniscono tra di loro . Quale sarà il mondo quando succederà ?
Abbiamo anche la questione importante del cambiamento climatico. Ora, questo è una fotografia della situazione molto familiare a molti tra voi, ma ci sono le possibilità di un aumento di due gradi centigradi della temperatura globale, questo è perfettamente ragionevole. ma esiste un enorme incertezza nei modelli di cambiamento climatico, specialmente su questo particolare minaccia, sull’aumento della temperatura della terra.
E’ perfettamente ragionevole dire che non ci dovrebbero essere problemi per un aumento di uno o di gradi centigradi, ma stranamente, per un solo grado in più, è perfettamente ragionevole dire che ci dovrebbero essere seri problemi per un aumento di tre gradi centigradi, comunque le uniche informazioni che abbiamo sono questi e quindi, si è davvero molto incerto in termini di modello dei cambiamenti climatici.
Visto l’incertezza , sembra un obiettivo legittimo e ragionevole,se ci concentriamo per ora sull’aumento di soli due gradi, ma ci sono comune problemi, anche con l'aumtno di uno o due gradi, quando si parla di ghiacciai tropicali - il governo cinese ha riconosciuto l’effettività di questo rischio e ha annunciato che sta costruendo 59 serbatoi sotterranei giganti per prendere l’acqua delle ghiacciai che si fondono nella provincia di Xinj yang. 59 serbatoi sotterranei !
Si tratta infatti di contemplare una realtà e affrontarla. Questo dei cinesi è un riconoscimento di fatto che l'acqua che è stato finora conservata nei ghiacciai, sta per sciogliersi quindi,anche noi dobbiamo pensare all’acqua come ad una grande strada del futuro.
L'ordine del giorno è comunque il cambiamento climatico, dobbiamo pensare a come tutto questo si sta peggiorando e a cosa sarà di noi.
Questa che vediamo è una diapositiva che riguarda il ghiaccio artico. La linea blu sul grafico è la media delle valutazioni IPCC. La sfumatura di colore blu indica la variazione intorno a tali valutazioni e dà l’idea di incertezza, e la linea rossa indica l’effettiva osservazione recente del livello del ghiaccio nell'Artico.
Sono stato ieri a una conferenza sul ghiaccio artico al Royal Society. Vi è stato un documento presentato da Wang e da Overland, che hanno dichiarato che entro il 2030, secondo le loro previsioni, l'Artico sarà privo di ghiaccio in estate!
Questo sarebbe il più grande impatto sul cambiamento climatico del sistema terra e causerebbe grandi, grandissimi, problemi di una gravità inaspettata per tutti.
L'altro settore che veramente mi preoccupa, in termini di cambiamenti climatici e il potenziale di feedback positivo e le interazioni con il cibo e l’acidificazione degli oceani.
Quest’altro grafico è un pò complicato,comunque dimostra quale è stato il grado di acidità delgi oceani per circa 25 milioni di anni. Ora, questo non è una sciocca previsione da parte di coloro che sostengono che ormai siamo tutti condannati. Questo in realtà è semplice fisicachimica che analizzando una situazione , può constatare un cambiamento che è in corso. Conoscere il livello di emissioni di CO2 in atmosfera e conoscere il livello di interazione che si verifica tra questo e l’oceano, ci indica ciò che sta per accadere. Quanto sta per accadere può essere un pò inferiore rispetto alle previsioni, ma non è questo il punto,il punto è che certamente entro il 2030,il sistema degli oceani, avrà cambiamenti in termini di acidità estremamente problematiche.
Come ho detto, tale acidità oggi è come è stato per 25 milioni di anni di seguito ma quando questo è avvenuto circa, 25 milioni di anni fa, ci furono grossi problemi in ordine di estinzione di un gran numero di specie di abitanti del mare .
I settori che saranno più duramente colpiti da questo cambiamento saranno le barriere coralline e questo sta già accadendo. Le barriere coralline forniscono cibo a circa un miliardo di persone sulla terra quindi, non è solo che, nel caso di peggioramento della situazione, non si può più vedere un sacco di pesci , il problema è, piuttosto, che ci sono un miliardo di persone che dipendono dalla barriera corallina per il cibo e che per una notevole parte del loro, il cibo viene dal mare e dagli oceani!
Quindi, questa è roba allegra, non è vero ?
Penso che è questo il motivo per cui ho parlato ai media sul fatto di affrontare l'aumento della domanda di energia, l'aumento della domanda per i prodotti alimentari, l'aumento della domanda di acqua, e che noi per l'attenuazione e l'adattamento ai cambiamenti climatici in corso abbiamo solo 21 anni.
Ci sono ancora enormi incertezze sul futuro. Permettetemi di concentrarmi solo su alcuni di questi che sono effettivamente rilevanti e all’ordine del giorno: il cibo, l’acqua e la sicurezza energetica.
La siccità è in corso da qualche tempo nel Sahel, quando ci sarà la pausa? le significative emissioni di CO2 quando si fermeranno ? e cambiamenti delle precipitazioni ? sappiamo che il cambiamento del modello climatico è già in corso,ma cosa prevedono questi per l’Africa e l’Asia?
I monsoni sono estremamente importanti per l'alimentazione delle popolazioni delle vaste parti del mondo in via di sviluppo , come potremo garantirne ancora la fattibilità di questi ? saranno indeboliti o si rafforzeranno? Beh, non lo sappiamo!
Qual è l'effetto del scioglimento delle ghiacciaie? Possiamo vedere già alcuni effetti , ma stanno per arrivare eventi che causeranno eventi epocali nel clima nel nostro mondo.
Tante sono le nostre incertezze e sappiamo che le nostre capacità di analisi del cambiamento climatico , quello che abbiamo oggi, non ci permettono di rispondere a queste domande, dunque , abbiamo bisogno di un enorme sforzo per cercare di fatto di trovare le risposte e le certezze . Sono stato a una riunione di Met Office questa settimana, hanno iniziato ad adoperare un programma sviluppato specificamente per cercare di andare avanti molto meglio di quanto hanno fatto finora e quindi, se tutto va bene, potremo avere alcune più accurate valutazioni in futuro ma , per ora, come ho già detto, non sono proprio ottimista .
Siamo tutti condannati, o cè qualche speranza per noi ?
Ogni volta che mi intervistano, citarno Thomas Malthus e io sono ora un secondo Thomas Malthus*, ma non per molto perché io sono ragionevolmente ottimista.
Penso che la chiave è qui che abbiamo avuto il modo di riconoscere che esiste un problema e il motivo per cui ho parlato prima del cibo e dell'acqua è perché queste sono anche questioni di sicurezza è che gli eventi in corso dimostrano che questi problemi stanno per colpirci molto presto.
Il cambiamento climatico è e non un grosso problema, ma abbiamo avuto modo di lavorare su questi problemi in un modo di esaminare i futuri problemi interconnessi. Abbiamo parlato di biocarburanti. I biocarburanti sono un ragionevole tentativo per cercare di rendere i trasporti più ecologici, ma ci sono grossi problemi per l'uso delle scorte alimentari per produrre i biocarburanti e queste sono questioni attinenti alla sicurezza alimentare.
Non possiamo ignorare il cibo, non possiamo ignorare l'acqua, non possiamo ignorare gli aumenti di richieste di energia, come non possiamo ignorare che tipo di mondo sarà il mondo del 2030 se non riusciremo ad attenuare queste cose?
Prima di tutto, un aumento significativo della domanda di cibo, superiore alle nostre possibilità di fornitura, farà si che i più poveri saranno quelli che subiranno molti danni.
In una situazione del genere, i prezzi dei prodotti alimentari, i prezzi di energia e di acqua saliranno fortemente.
L'acqua in particolare è attualmente un bene libera,Ma con ulteriore urbanizzazione a cui stiamo assistendo, è inimmaginabile che l'acqua sarà gratuito per i poveri agricoltori del mondo ? Le città avranno più potere d'acquisto e più potere politico quindi, si aggiunge al fatto che ci saranno più popolazioni che migrano verso le città a causa della penuria d'acqua e così via.
Ci sono motivi di ottimismo? Credo che i motivi di ottimismo sono riconosciamo stesso del fatto che abbiamo di fronte a noi una serie di problemi, ma abbiamo anche un enorme ingegno e la capacità di generare soluzioni a questo problema.
C'è qualche motivo per essere ottimisti ? Ebbene, a mio avviso, una delle cose che è estremamente importante è che per la prima volta, la Casa Bianca riconosce che siamo di fronte ad un problema molto serio .
Questi sono i consiglieri di Obama: Eric Lander, responsabile per lo sviluppo di importanti lavori su genoma umana.Harold Varmus, Noble per la medicina.John Holdren, un eminente esperto sui cambiamenti climatici di tutta la sfera e anche lo esperto Varmus Lander fa parte di questo team di consulenza.Steven Chu, un altro Noble, sta al Dipartimento di Energia.Jane Lubchenco, che è uno dei nostri concittadini e membro di Royal Society e un eminente biologo marino.La retorica di Obama sulle questioni di cui abbiamo parlato è straordinaria.
Penso che mi è veramente piaciuto l'ascolto che Obama dà agli scienziati. Obama ha detto: "E 'importante ascoltare ciò che gli scienziati hanno da dire, anche quando è scomoda anzi, soprattutto quando è scomoda,".
Questo è il tipo di retorica che, se si è vissuto finora , vedrà investimenti significativi nel campo della scienza e della tecnologia, il riconoscimento e conseguente mettere al centro queste questioni della nuova amministrazione è una realtà e un impegno ad affrontare che aiuta molto.
A nostro modo, abbiamo effettivamente segnalato l’impegno per la scienza. Il primo ministro a Oxford ha indicato la scorsa settimana l'importanza della scienza e della tecnologia. Questo è buono.
Ma in realtà, c'è un rovescio qui. effettivamente il livello di consulenza scientifica che si sta vedendo in America non è paragonabile con ciò che avviene realmente in Europa.
In America, ci sono tre alti scienziati, due scienziati senior executive , il consiglio dei consulenti per la scienza e la tecnologia. Nel Regno Unito, abbiamo 17 consiglieri scientifici, abbiamo un capo gruppo di consulenti scientifici che è di piombo, e cé un consiglio per la scienza e la tecnologia, compreso un Nobile o due, che forniscono consulenza al primo ministro.
Guardate ora il resto dell’Europa. Non vi è alcun capo consulente scientifico per la Commissione Europea e a parte l'Irlanda e il Regno Unito, non ci sono sommi consiglieri scientifici nei governi degli stati membri. Il massimo della consulenza scientifica avviene principalmente in un gruppo di lavoro a livello di comitati consultivi, l'eccezione è il Centro comune di ricerca.
Penso che ciò che è necessario in Europa è davvero un gruppo di consulenti scientifici che possono dire cose che non sono utili ai politici e che in realtà sono incredibilmente scomodi a loro!
Abbiamo bisogno del resto dell'Europa . Abbiamo bisogno di andare avanti in modo cooperativo, la cooperazione e non la concorrenza, è la strada.
Vi lascio quindi con alcune questioni chiave:
Nove miliardi di persone potranno essere alimentati?
Siamo in grado di far fronte alle richieste, in futuro, in materia dell' acqua?
Siamo in grado di fornire energia sufficiente a tutti?
Possiamo fare tutto ciò mentre portiamo avanti l'attenuazione dei danni e l'adattamento delle nostre abitudini rispetto ai cambiamenti climatici?
E si può fare tutto ciò in 21 anni?
Quando queste cose stanno per colpire in un modo davvero grande il nostro mondo, abbiamo bisogno di agire subito,abbiamo bisogno di investimenti nella scienza e nella tecnologia, e di tutti gli altri modi di considerare molto seriamente questi problemi. 2030 non è molto lontano.
Grazie.
Note:Thomas Robert Malthus FRS (13 febbraio 1766 - 23 dicembre 1834) è stato un economista e politico inglese.
Il suo principale contributo è stato quello di richiamare l'attenzione sui potenziali pericoli di crescita della popolazione.
Fonte :http://www.govnet.co.uk
Link : http://www.govnet.co.uk/news/govnet/professor-sir-john-beddingtons-speech-at-sduk-09

Non sono assolutamente in grado di prevedere quale impatto, ma soprattutto quale esito, potrà avere l’accorata lettera scritta dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ai leaders politici del G20/G21 che si apprestano a riunirsi in quel di Londra a partire dal 2 aprile prossimo venturo, un summit che si svolge a mesi di distanza dal precedente che si riunì a Roma solo per constatare quello che già sapevano tutti e, cioè, che sarebbe stato necessario dare un congruo tempo al presidente eletto degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, per insediarsi e registrare in qualche modo la macchina impazzita del suo paese, una fatica improba che solo da poco ha visto il completamento della squadra di Governo, anche a causa dei dieci nomi almeno di nominati e prontamente sostituiti a causa degli incidenti di percorso più disparati.
Nella sua missiva, il mite e gentile capo della diplomazia mondiale mette pesantemente i piedi nel piatto affermando quello che tutti sanno, ma che fingono volutamente di ignorare, e che, cioè, dalla più grave crisi finanziaria ed economica globale non si esce che tutti assieme, paesi maggiormente industrializzati e paesi in via di sviluppo, anche perché, se la coperta troppo corta non copre i piedi di tutti, è altissimo il rischio degli effetti boomerang che vanificherebbero del tutto gli effetti dei mastodontici piani di salvataggio messi in campo al di qua e al di là dell’Oceano Atlantico, così come i mega piani di Cina e Giappone, per il semplicissimo motivo che permangono altissimi i rischi di default per i paesi che un tempo facevano parte a vario titolo del sistema sovietico, per buona parte dell’Africa, così come non si può stare affatto tranquilli in Centro e Sud America, né in svariati paesi asiatici!
Certo, la cifra chiesta da Ban per tutti i paesi attualmente ‘scoperti’ è altina, cifrandosi in un trilione di dollari tondo, tondo, ma non è nemmeno confrontabile con gli oltre dieci trilioni stanziati dagli Stati Uniti d’America o i due-tremila miliardi di euro complessivamente impegnati da alcuni paesi membri dell’Unione Europea, mentre, aggiungendo gli immani sforzi compiuti da Giappone, Repubblica Popolare Cinese e Russia, il totale mondiale degli impegni ha superato largamente i 15 trilioni di dollari, mentre le somme spese superano più o meno la metà della somma stanziata, uno sforzo finanziario in larga parte pubblico assolutamente senza precedenti e che sembra non avere attenuato la virulenza della tempesta perfetta che tra meno di due settimane compirà il suo ventunesimo mese di vita.
Purtroppo, la cifra prevista dal numero uno del palazzo di vetro che si erge sulla parte meridionale dell’isola di Manahattan molto difficilmente verrà stanziata dai molto riottosi capi dei venti paesi ospitati da quello che si è autodefinito, non senza qualche ragione, il salvatore del mondo e, cioè, il resuscitato leader laburista, Gordon Brown, da me qualche mese orsono giudicato il sicuro perdente delle prossime elezioni politiche nel paese di Sua Maestà britannica, Elisabetta II, non fosse altro che per il semplice motivo che non sono venute meno le resistenze della cancelliera di ferro, Angela Merkel, di fronte a qualsivoglia progetto globale che vedrebbe la Germania come grande pagatore a fronte di poca o nulla influenza politica sia a livello europeo che, ancor più, a livello globale, per non parlare poi della strenua resistenza del popolo tedesco di fronte a qualsivoglia ipotesi che veda la Banca Centrale Europea seguire l’esempio di Bernspan che sta letteralmente fondendo le rotative della zecca statunitense, inondando gli USA e il resto del mondo di vagonate di dollari, un’ipotesi che riesce a resuscitare gli incubi mai sopiti della iperinflazione vissuta ai tempi della Repubblica di Weimar.
Quello su cui si troveranno, invece, tutti d’accordo i ventuno commensali è lo spinoso ma attualissimo problema delle migliaia di miliardi di euro, dollari, yen, franchi svizzeri e chi più ne ha ne metta, presenti nei comodi e riservatissimi forzieri di quei paradisi fiscali che per l’atterrita opinione pubblica mondiale sono sempre più parenti dei paesi canaglia, anche perché ricettacolo anche di capitali provenienti dalla criminalità più o meno organizzata, dagli oligarchi e dai dittatori di mezzo mondo, nonché dai poco puliti traffici di armi, droga e quant’altro spesso alimenta anche il terrorismo di varia e diversa matrice!
Non è, peraltro, un caso se questo tema è tornato così prepotentemente di attualità, anche alla luce delle crescenti preoccupazioni che i servizi di intelligence di tutto il mondo stanno alimentando nei loro più o meno generosi datori di lavoro governativi, un’attenzione che è ben visibile nel fiorire di convegni, più o meno a porte chiuse, aventi come tema principale il nesso esistente tra la crisi finanziaria e quella dell’economia reale e la sicurezza nazionale, per non parlare poi dei più che evidenti effetti della stessa sugli equilibri geopolitica in continuo e costante movimento, ma con punti di caduta che nessuno può dire in buona fede di conoscere.
Se qualcuno dovesse pensare che l’assegno per i più poveri chiesto da Ban Ki-moon è esagerato, aspetti di sentire la dimensione dello sforzo finanziario richiesto agli altri venti paesi partecipanti dal nuovo inquilino della Casa Bianca, anche perché, solo per mettersi in pari, i principali paesi dell’Unione Europea dovrebbero rassegnarsi a staccare un assegno di qualche migliaio di miliardi di euro, due terzi dei quali a carico dei quattro principali paesi, Italia inclusa, metà dei quali a carico del governo di Bonn, della cui posizione ho già detto di sopra.
L’allarme lanciato, sempre in vista del prossimo summit, dal direttore generale del Fondo Monetario Internazionale, l’ex ministro socialista francese delle Finanze, Dominique Strauss Kahn, che veste nuovamente i panni di Cassandra, facilitato in questo dal fiorire di gravissimi episodi di cronaca che testimoniano dell’esasperazione dei contribuenti residenti al di qua e al di là dell’Atlantico, avvertendo che la crisi è giunta oramai a un livello di guardia tale che non possono essere assolutamente escluse ripercussioni anche gravissime sull’ordine pubblico e sulla stessa pace!
Ricordo che il video del mio intervento al convegno della UIL sulla crisi finanziaria è presente nel sito dell’associazione FLIP all’indirizzo http://www.flipnews.org/ . Riproduzione della presente puntata possibile solo citando l’autore e l’indirizzo del blog
Marco Sarli
Fonte: http://diariodellacrisi.blogspot.com
Link: http://diariodellacrisi.blogspot.com/2009/03/ma-sono-davvero-infondati-gli-allarmi.html
Anche i ricchi piangono......
Tra i tanti effetti della crisi globale, c'è anche l'aver radunato 355 delle persone più ricche del pianeta in una nuova categoria, quella degli ex miliardari.
Il numero di Forbes in edicola oggi dice che i 355 paperoni - dall'ex numero uno di Citigroup Sanford "Sandy" Weill al tycoon russo ed ex agente del Kgb Alexander Lebedev ad Allen Stanford, sotto inchiesta per uno schema Ponzi - sono usciti dalla lista dei più ricchi stilata annualmente dalla rivista.
Altre 18 persone che figuravano nell'ultima lista sono morte, mentre 41 sono le new entry.
Nel complesso, i miliardari nel mondo sono attualmente 793, con un gruzzolo totale di 2.400 miliardi di dollari, contro i 1.125 di un anno fa che insieme detenevano 4.400 miliardi di dollari.
Fra i 355, l'ex numero uno di American International Group Maurice "Hank" Greenberg, l'ex capo della Walt Disney Michael Eisner, l'investitore nel settore del private equity J. Christopher Flowers, e l'indiano Vijay Mallya che controlla Kingfisher Airlines.
Ma neppure i più ricchi del mondo hanno avuto un anno memorabile. Complessivamente il co-fondatore di Microsoft Bill Gates, il presidente di Berkshire Hathaway Warren Buffett e il tycoon messicano Carlos Slim hanno perso il 38%, scendendo da 180 a 112 miliardi di dollari.
A perdere la cifra più consistente è stato Anil Ambani, presidente dell'indiana Reliance Communications: il valore netto del suo patrimonio è sceso da 31,9 miliardi di dollari a 10,1 miliardi.
L'indiano Lakshmi Mittal, a capo di ArcelorMittal SA, ha perso 25,7 miliardi di dollari, mentre Buffett, Slim e KP Singh dell'indiana Dlf hanno perso 25 miliardi di dollari a testa.
A perdere il maggior numero di miliardari sono stati gli Stati Uniti, passati da 469 a 359. La Russia è scesa da 87 a 32, e l'India da 53 a 24.

L'islam immaginato.
Rappresentazioni e stereotipi nei media italiani .
Di Bruno Marco
2008, pp.223, € 21.50, ISBN 978-88-8107-265-1] Ordina da IBS Italia
Non è un pamphlet e non strilla, “ L’Islam immaginato” del sociologo Marco Bruno. È un lavoro scientifico, nel metodo e nel linguaggio, benché di facile lettura. Nondimeno è dirompente.
Lo sapevamo un po’ già della demonizzazione del mondo musulmano operata dopo l’11 settembre dai media “cattivi”, interessati a contribuire alla globale strategia della tensione a tutela della civiltà (occidentale, opulenta e cristiana). Il testo, edito da Guerini, ci fa capire qualcos’altro: che i contenuti di quella distorsione dell’Islam sono diventati dati incontestati col fattivo contributo della sedicente stampa progressista.
Il mondo è la mia rappresentazione, scriveva Schopenhauer, ma due secoli fa non c’era la televisione. E allora oggi Bruno spiega invece che “la nostra comprensione della realtà è mediaticamente assistita”. In altre parole “i media supportano un naturale sforzo di categorizzazione e conferimento di senso” alle cose, alle persone, ai comportamenti privati e ai fenomeni storici. Alla faccia dei prezzolati giornalisti televisivi che ancora spiegano, ad esempio, la scarsa irrilevanza dello schermo nella costruzione degli orientamenti politici degli italiani.
E il “senso” e la “categorizzazione” mediatica del mondo
musulmano sono stati negli ultimi anni edificati attraverso una serie piuttosto estesa di stereotipi tra loro correlati.
Quelli di un Islam sinonimo di islamismo, ovvero di un credo religioso uniforme e confuso col progetto fanatico di alcuni movimenti armati.
Una fede intimamente “altra” rispetto all’identità europea, con i suoi correlati di antimoderna irrazionalità, di oppressione delle donne e di possibilità di violenza, addirittura di guerra.
Una religione strutturalmente minacciosa, dunque, da distinguere da una categoria di “Islam moderato”, come se quello “normale” fosse per definizione “estremista”.
Come se esso non facesse già parte, da secoli, dell’identità europea. E come se, guardando viceversa noi stessi dall’esterno, si valutasse l’essenza del cristianesimo (e delle culture dei paesi a maggioranza cristiana) nell’attività del Ku Klux Klan, nelle discriminazioni femminili tuttora perpetuate da varie organizzazioni confessionali (e famiglie), o ancora nei riferimenti biblici a un mondo da costruire attraverso la supremazia delle armi e alla giustizia dell’“occhio per occhio”.

La ricerca di Bruno esamina il caso italiano, che è un caso limite, col suo panorama mediatico articolato intorno ai monopoli di XXXXXXXXXXXXXXXXXX Bush, quella che coniò la teoria dello “scontro di civiltà” con il mondo musulmano, ben prima dell’11 settembre. Nulla di strano dunque che l’Italia abbia conquistato un ruolo senza pari nella costruzione mediatica del mostro-Islam.
La sorpresa è che a quella catena di stereotipi abbiano aderito, senza resistenza alcuna, anche i giornalisti e gli intellettuali cosiddetti “progressisti” o “moderati”. Proponendo risposte “tolleranti” nei confronti dei musulmani ma al contempo allineandosi al presupposto di etichette buie e allarmistiche. Per trarre alcuni esempi da Bruno: “Mamma li turchi”, con il volto di una donna col velo e con un sopracciglio a forma di sciabola, non è stata la copertina di un giornale di destra, bensì de L’Espresso, che all’indomani dell’attacco alle Due Torri è stato capace di un’altra, con l’immagine di un musulmano e il titolo “Lui ti odia. E tu?”.
O ancora, il quesito posto in apertura a un supplemento del borghese e laico Corriere: “E tu sei ancora amico dell’amico musulmano?”.
L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ma non serve. Il concetto è abbondantemente passato. Il “problema Islam” esiste, è un truismo indiscutibile, con tanto di convegni e dibattiti estesi nei circoli “di sinistra”, con l’imperativo: “non possiamo non porcelo”, seppur ricercando risposte improntate all’accoglienza e all’integrazione.
E se qualcuno prova a obiettare: “siamo sicuri che il problema c’è?” o a chiedere quale sia, viene solitamente seppellito da sguardi di commiserazione o tutt’al più da risposte che fanno leva su almeno una parte degli stereotipi suddetti. Più o meno quel che accade in queste settimane quando si tenta di argomentare, cifre del Viminale alla mano, che l’“emergenza sicurezza” o l’“emergenza rumeni” non sussiste.

Naturalmente, alla catena di stereotipi si oppone qualche meritevole inchiesta giornalista capace di far effettiva luce sulla realtà dell’Islam. Si tratta tuttavia di spazi sporadici, confinati ai margini dei palinsesti e dei giornali. Che non solo non raggiungono il grande pubblico, ma neppure gli addetti ai lavori. Col risultato che questi ultimi perpetuano acriticamente la “routine” descritta da Bruno.
Quella routine è strutturale al “meccanismo interno” dei media generalisti attraverso l’assiduo, e a tratti inevitabile, ricorso alla semplificazione, che però nel caso dell’Islam è una semplificazione degradante. Amplificata soprattutto da quel potente contenitore di “categorie culturali uniche”, come ha definito nei giorni scorsi la tv il trionfante conduttore di Sanremo.
C’è molto altro in questo testo che probabilmente, nell’era della globalizzazione e delle società dell’immigrazione, dovrebbe entrare nella biblioteca di ogni addetto ai lavori a maggior titolo di pesanti quanto inutili manuali.
Sempreché il giornalista non voglia continuare a svilirsi nel ruolo di servo acritico degli “imprenditori politici della paura”. Non li chiama così qualche ideologo scatenato. È una definizione comunemente adottata da Bruno e da altri studiosi.
di Alessandro Cisilin - Megachip
mailto: acisilin@yahoo.it