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Il percipiente e l'oggetto percepito sono come la corda ed il serpente. Come non si riconosce la corda, che è il substrato, fin quando non scompare l'illusoria percezione del serpente, così la realizzazione del Sé, che è il substrato, non sarà raggiunta finchè non si rimuoverà la convinzione della realtà del mondo.

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giovedì, luglio 24, 2008

La vera lezione di Auschwitzaschwiz


La Shoa oggi viene troppo legata alla difesa di Israele. Perdendo il suo significato universale.
Di Tony Judt 
(Testo tratto dal discorso tenuto dall'autore a Brema, in occasione del ricevimento del premio Hannah Arendt.)


Negli ultimi anni il rapporto tra Israele e l'Olocausto è mutato. All'inizio l'identità di Israele fu costruita sul rifiuto del passato, trattando l'Olocausto come una prova di debolezza, una debolezza che era compito di Israele superare dando vita a un nuovo tipo di ebreo. Oggi, quando Israele è esposto al biasimo internazionale per il modo di gestire i rapporti con i palestinesi e per l'occupazione del territorio conquistato nel 1967, i suoi difensori tendono a chiamare in causa la memoria dell'Olocausto. Attenti, dicono, se criticate Israele con troppa veemenza, sveglierete i demoni dell'antisemitismo. Anzi, il messaggio è che un atteggiamento fortemente critico nei confronti di Israele non si limita a risvegliare l'antisemitismo: è di per sé antisemitismo. E con l'antisemitismo si apre la strada che porta - o ritorna - al 1938, alla "notte dei cristalli" e di là a Treblinka e ad Auschwitz. Se volete sapere dove va a finire, dicono costoro, non avete che da visitare Yad Vashem a Gerusalemme, l'Holocaust Museum a Washington o i monumenti commemorativi e i musei sparsi in tutta Europa!

Postato da: rezarez a 10:13 | link | commenti (3)

mercoledì, luglio 23, 2008

LA CRISI ENERGETICA

 UNA SVOLTA PER L'UMANITA'





Per oltre 150 anni la disponibilità di energia è costantemente aumentata e la popolazione mondiale ha conosciuto una vera e propria esplosione demografica. Adesso stiamo entrando in un'era di crescente scarsità energetica che comporterà una riduzione del numero di abitanti. Se vogliamo continuare a prosperare, la nuova era esige nuovi principi economici, tra cui una riforma del sistema bancario che i membri del Parlamento possono imporre se ne hanno la volontà.

Postato da: rezarez a 10:22 | link | commenti (1)

venerdì, luglio 18, 2008

Un americano in Iran!

Il giornale anti islamico del sionista Paolo Mieli; il Corriere della Sera di Magdi (da poco)Cristiano Allam, qualche giorno fa pubblicava una "notizia!!!" secondo cui, "per informazioni ricevute da fonti di intelligence (leggi il mussad israeliano) diversi iraniani; donne, uomini, giovani, bambini e anziani, travestiti da turisti, sarebberò in giro per l'europa , per individuare siti sensibili da segnalare ai terroristi iraniani che intendono colpire i paesi occidentali quando ci sarà l'attacco dell'Israel all'Iran."  Reza

Rick Steves è un viaggiatore, conduce un programma in Tv americana sul canale PBS e racconta il mondo attraverso le immagini e gli espisodi vissuti da lui durante in suoi viaggi.

Rick è stato in Iran il maggio scorso e ha preparato un programma sull'Iran che sarà trasmesso il prossimo gennaio dal canale PBS.

Del suo viaggio in Iran Rick dice queste parole; " an important chance to open the door a bit wider to cultural understanding between our countries...or at least between reasonable people who live under two governments locked in an escalating war of words."

Ecco alcune immagini prese dal sito di Rick Steves:

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 L'arrivo - ehhh certo! noi prendiamo le impronte a loro quando arrivano nel nostro paese, e loro fanno la stessa cosa quando noi andiamo a casa loro.

Postato da: rezarez a 10:37 | link | commenti (4)

mercoledì, luglio 16, 2008

Attacco all'Iran, ci sarà o no !?!

geopoli-iranSe volete capire la politica di un paese, guardate la carta geografica, come raccomandava Napoleone.

Chiunque voglia indovinare se Israele e/o gli Usa attaccheranno l'Iran, dovrebbe guardare la mappa dello stretto di Hormuz tra l'Iran e la penisola arabica. Attraverso quest'angusto corso d'acqua, largo solo 34 km, passano le navi che portano tra un quinto e un terzo del petrolio mondiale, compreso quello proveniente da Iran, Iraq, Arabia Saudita, Kuwait, Qatar e Bahrain.
Molti dei commentatori che parlano dell'inevitabile attacco americano e israeliano all'Iran non tengono conto di questa mappa.

Si parla di un attacco aereo «sterile», «chirurgico». La potente flotta aerea Usa decollerebbe dalle portaerei di stanza nel golfo Persico e dalle basi aeree americane disseminate nella regione, bombarderebbe tutti i siti nucleari iraniani - e coglierebbe l'occasione per bombardare anche qualunque altra cosa capitasse a tiro.

Semplice, veloce, elegante - una botta e bye bye Iran, bye bye ayatollah, bye bye Ahmadinejad.

Se Israele dovesse agire da solo, l'attacco sarebbe più modesto. Il massimo sarebbe distruggere i principali siti nucleari e tornare a casa sani e salvi.
Per favore: prima di cominciare guardate un'altra volta sulla mappa lo Stretto che (forse) ha preso il nome dal dio di Zarathustra.

La reazione inevitabile al bombardamento dell'Iran sarebbe il blocco dello stretto che l'Iran domina per tutta la sua lunghezza. Grazie ai suoi missili e all'artiglieria può sigillarlo ermeticamente.

hormoz2 

Se così fosse, il prezzo del petrolio schizzerebbe alle stelle, ben oltre i 200 dollari al barile che i pessimisti temono ora. Questo causerebbe una reazione a catena: depressione mondiale, crollo di intere industrie, aumento catastrofico della disoccupazione in America, Europa e Giappone.

Per evitare questo pericolo, gli americani dovrebbero conquistare alcune parti dell'Iran, o forse tutto. Gli Usa non dispongono nemmeno di una piccola parte delle forze necessarie. Tutte le loro truppe di terra sono già impiegate in Iraq e Afghanistan. La loro potente marina è una minaccia per l'Iran, ma nel momento in cui lo stretto fosse chiuso, assomiglierebbe ai modellini di navi in bottiglia.

Questo lascia aperta la possibilità che gli Usa agiscano per procura. Israele attaccherà, senza coinvolgere ufficialmente gli Usa.

Davvero è così? L'Iran ha già annunciato che considererebbe un attacco israeliano come un'operazione americana, e agirebbe come se fosse stato direttamente attaccato dagli Usa. Logico. Nessun governo israeliano considererebbe mai la possibilità di lanciare una simile operazione senza l'assenso esplicito e incondizionato degli Usa.

Cosa sono dunque tutte queste esercitazioni, che generano titoli così eclatanti nei media internazionali?

L'aviazione israeliana sta tenendo esercitazioni a 1500 km dalle nostre coste. Gli iraniani hanno risposto con lanci di prova dei loro missili Shihab, che hanno una gittata simile. Una volta, tali attività venivano chiamate «tintinnio di sciabole», oggi il termine preferito è «guerriglia psicologica». Ma buon senso ci dice che chiunque pianifichi un attacco di sorpresa, non lo grida ai quattro venti.

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Sin dai tempi del re Ciro il Grande - il fondatore dell'Impero persiano circa 2500 anni fa, che permise agli esuli israeliti a Babilonia di tornare a Gerusalemme e costruire lì un tempio -, le relazioni tra israeliani e persiani hanno avuto i loro alti e bassi.

Fino alla rivoluzione di Khomeiny, l'alleanza era stretta. Israele addestrava la temuta polizia segreta dello Shah, la Savak. Lo Shah era partner dell'oleodotto Eilat-Ashkelon, progettato per aggirare il canale di Suez, e aiutò a infiltrare ufficiali israeliani nella parte kurda dell'Iraq. Nel corso della lunga e crudele guerra Iran-Iraq (1980-1988), Israele sostenne segretamente l'Iran degli ayatollah.

Oggi l'Iran è una potenza regionale. Negarlo non avrebbe senso. L'ironia è che per questo gli iraniani devono ringraziare il loro principale benefattore in tempi recenti: George W. Bush. Se avessero un minimo di gratitudine, dovrebbero erigere una statua dedicata a lui nella piazza centrale di Tehran.
Per molte generazioni l'Iraq è stato il guardiano della regione araba. È stato il bastione del mondo arabo contro i persiani sciiti. Quando Bush ha invaso l'Iraq distruggendolo, ha aperto tutta la regione alla forza crescente dell'Iran. In futuro gli storici si interrogheranno su questa azione, che merita un capitolo a sé nella «Marcia della follia».

Oggi è già chiaro che il vero obiettivo Usa era impossessarsi della regione petrolifera Mar Caspio/Golfo Persico e collocarvi al centro un presidio americano permanente. Questo obiettivo è stato raggiunto - ora gli Usa parlano di far restare le loro truppe in Iraq «per cent'anni» - e sono occupati a dividere le immense riserve petrolifere irachene tra le 4-5 gigantesche oil companies americane.

Ma questa guerra è stata cominciata senza una riflessione strategica più ampia e senza guardare la mappa geopolitica. Il vantaggio di dominare l'Iraq può essere superato dalla crescita dell'Iran come potenza nucleare, militare e politica in grado di oscurare gli alleati dell'America nel mondo arabo.
Dove ci collochiamo noi israeliani nella partita? Da anni siamo bombardati da una campagna propagandistica che dipinge lo sforzo nucleare iraniano come una minaccia all'esistenza di Israele.

Certo la vita è più piacevole senza una bomba nucleare iraniana, e Ahmadinejad non è molto carino. Ma, nella peggiore delle ipotesi, avremmo un «equilibrio del terrore» tra le due nazioni, molto simile all'equilibrio del terrore tra Usa e Urss che salvò l'umanità dalla terza guerra mondiale, o l'equilibrio del terrore tra India e Pakistan che fa da cornice a un riavvicinamento tra quei due paesi che si detestano profondamente.

In base a tutte queste considerazioni, mi spingo a prevedere che quest'anno non ci sarà un attacco all'Iran, né da parte degli americani, né da parte degli israeliani.

Mentre scrivo queste righe mi sovviene un ricordo: in gioventù ero un avido lettore degli articoli di Vladimir Jabotinsky, che mi colpivano per la loro fredda logica e il loro stile chiaro. Nell'agosto '39, Jabotinsky scrisse un articolo in cui affermava categoricamente che la guerra non sarebbe scoppiata, nonostante tutte le voci in senso contrario. Il suo ragionamento: le armi moderne sono così terribili che nessun paese oserebbe cominciare una guerra. Pochi giorni dopo la Germania invadeva la Polonia, dando avvio alla guerra più terribile (finora) della storia umana.

Il presidente Bush sta per concludere la sua carriera in disgrazia. Lo stesso destino attende impazientemente Olmert. Per politici di questo tipo, è facile essere tentati da un'ultima avventura, un'ultima chance per aggiudicarsi un posto dignitoso nella storia.

Ciononostante, mi attengo alla mia previsione: non accadrà.

Uri Avnery
Fonte:
www.ilmanifesto.it
Link:
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/15-Luglio-2008/art60.html
15.07.08


Postato da: rezarez a 12:18 | link | commenti (1)

martedì, luglio 08, 2008

5+1L'Occidente e l'Iran.

Tra la diplomazia e le Trattative, la politica e la Minaccia militare, le Sanzioni ed il terrorismo fisico e psicologico, quale sarà la scelta occidentale per mettere fine alla crisi attuale !?!

Mentre si inaspriscono le sanzioni occidentali contro l'Iran (di recente la UE ha deciso di applicare sanzioni contro la Banca Melli Iranaiana e contro alcune personalità fisiche in Iran) , Israele (Olmert e Mufaz) e frange estremiste dei neocons ( Bolton e Wolfowiz) minacciano attacco militare,  e Xavier Solana riprende il dialogo con l'Iran, Quando l'Iran si trova sotto gli attacchi terroristici dei gruppi (Pejak, Jindallah, e Mek) appoggiati dai servizi segreti e dai governi occidentali.

Il "dialogo" attuale tra rappresentante europea Solana e l'Iran, ha molte somiglianze con le trattative tra l'Iran e la UE dei tempi del Presidente Khatami durante le quali l'Iran aveva accettato la sospensione delle attività di arricchimento dell'uranio.

La UE aveva chiesto la sospensione per dare tempo all'AIEA di verificare l'uso ad scopo civile dei  progetti nucleari da parte dell'Iran, l'AIEA aveva svolto uno ispezionamento storico, mai verificato nella storia dell'AIEA in nessun paese al mondo, e aveva dichiarato di "non avere trovare nessuna traccia di attività nucleari ad scopo militare in Iran", ciò avveniva mentre le trattative tra l'Iran e i 5+1 dovevano raggiungere ad un accordo politico, ed era per questo, secondo gli accordi di Tehran tra l'Iran e la UE, che l'Iran aveva accettato la sospesione.    

Quelle trattative non hanno portato a nessuna soluzione perché Israele e l'America dei neoconservatori volevano l'assoluta sospensione delle attività nucleari in Iran e per sempre, mentre l'Iran insisteva sulla necessità energetica del paese ad adottare in tempo l'energia nucleare come fonte alternativa di energia, in previsione della crisi energetica che ora colopisce il mondo intero, crisi che è destinato ad aggravarsi ancor di più nel futuro.

Gli angloamericani sostenevano che "l'Iran galleggia su un mare di petrolio e quindi, non ha bisongo del nucleare civile", mentre la Germania, la Francia, la Russia e la Cina riconoscevano il diritto dell'Iran ad avere il nucleare civile.

L'Iran sosteneva (e ancora sostiene) che il 50% della sua produzione di gas e di petrolio è destinato all'esportazione e per motivi di forte sviluppo industriale del paese, il resto del 50% ad uso interno è destinato ad aumentare, togliendo ogni anno il 5% della fetta destinata all'esportazione e quindi, che il fabbisogno energetico interno dell'Iran impone l'adottamento di una strategia energetica che garantisca una sicurezza energetica/economica all'Iran nel futruro, inoltre l'Iran proponeva la creazione di un "consorzio internazionale" di arricchimento dell'uranio per produrre il combustibile nucleare in Iran, sotto l'egida dell'AIEA, come garanzia di uso solamente civile del nculeare da parte dell'Iran.    

Israele , paese dotato di armi nucleari, non firmatario del trattato di non-proliferazione delle armi atomiche, paese completamente al fuori di ogni controllo internazionale sulle sue attività nucleari nel centrale nucleare di Dimona,  senza fare parte del 5+1 , ha sempre sostenuto che "l'Iran vuole costruire l'arma nucleare"   e quindi, con le sue "leve" ha potuto sempre influire sulle trattative del 5+1 con l'Iran, spaccando il 5+1 dall'interno e rimandando la possibilità di trovare qualsiasi soluzione fino ai giorni nostri , giorni in cui, Israele minaccia direttamente di attaccare l'Iran tra il novembre ed il gennaio prossimi, quando l'America si troverà tra un presidente uscente ed uno neo eletto ma ancora non in carica.

Sembra che, ancora una volta, l'Iran abbia dimostrato la disponibilità al dialogo e quindi, l'apertura alle trattative in cui, per un breve periodo ( si parla di 6 settimane) è disposto anche alla sospensione parziale dell'arricchimento dell'uranio che in Iran si svolge in modo limitato, 3,5-5% , per produrre il combustibile nucleare .

Nella situazione attuale, come dicevo all'inizio, esistono molte somiglianze con la volta precedente in cui l'Iran accettò la sospensione, a quei tempi l'America stava attaccando l'Iraq e molti parlavano della "possibilità dell'allargamento dell'attacco anche all'Iran" quindi anche oggi, quando la minaccia di Israele è deventato uficiale e dichiarata da parte dei suoi governanti (Olmert e Mufaz)  l'Iran sta cercando di evitare di essere attaccato ,senza rinunciare ai propri diritti sul nucleare.

La seconda situazione riguarda Israele direttamente, Israele da una parte minaccia l'Iran di attacco militare, ma dall'altro parte ha  messo sul tavolo con le parti antagoniste, Hamas, Hezbollah e Siria una serie di trattative che, come fu desiderio degli israeliani e dei neocons americani, dovrebbe saldare la posizione di Israele nel medioriente , disegnano un "nuovo medioriente con Israel nel suo centro decisionale",  mentre la situazione del medioriente dopo la presa di Gaza da parte di Hamas e la vittoria del Hezbollah su Israele nella invasione del Libano, hanno cambiato completamente il secnario della regione.

Esiste anche un terzo elemento che accomuna gli interessi della UE, della Cina e della Russia, questi tre protagonisti dello scenario mediorientale nonché membri del 5+1, non hanno nessun  interesse a dedicare i proprio sforzi diplomatici affinché il dominio statunitense  sul medioriente (che costituisce il serbatoio di energia :Gas e Petrolio, del mondo per il 90% di quanto né è rimasto) sia il futuro del mondo. 

Oltre a questi tre elementi , cosiddetti primi attori della situazione, ci sono molte questioni che non riguarderebberò direttamente l'Iran e il medioriente, ma sono collegati comunque ed specialmente all'Iran, e uno di questi è l'elezione del nuovo presidente in America.

Obama e McCaine sono i candidati alla futura presidenza americana, Obama sta mettendo dinanzi all'opinione pubblica americana il suo progetto di trattative con l'Iran, McCaine parla ancora di guerra cantando "andiamo a bombardare l'Iran, andiamo a bombardare l'Iran"!

A mio avviso, la minaccia militare poteva essere reale e seria e l'Iran avrebbe potuto essere attaccato in qualsiasi momento, senza la possibilità di poter rispondere a sua volta con una reazione militare, perché Israele e i neocons avrebberò potuto  minacciare (per vie dirette) le autorità iraniane con l'uso di armi atomiche nel caso di una reazione da parte dell'Iran, mentre l'attacco (magari orchestrato con una bufala tipo quelli usati contro l'Iraq nel 2003)   giustificato come "guerra prevetiva" contro una "minaccia" per gli interessi americani, sarebbe servito  solamente per manipolare il consenso popolare in America a favore della elezione di McCaine.

Ma una settimana fa il comandante del corpo di Pasdaran iraniani ha gettato un secchio di acuqa ghiacciato sulla testa di Israele e i neocons americani, dichiarando che "qualsiasi tipo di attacco all'Iran sarà per noi come una dichiarazione di guerra totale che impliccherà una nostra reazione immediata e devastante per il nemico che ci attaccherà, reazione che metterà in moto il meccanismo della nostra difesa astrategica studiata per la difesa del nostro territorio e tutta la zona di nostro interesse strategico, che comprende l'intera regione del Golfo Persico e medioriente, dove i primi obiettivi da colpire per noi saranno Israele e tutte le basi militari e unità navali americane in qualsiasi parte della regione."

Cosi il petrolio è schizzato a 145 dollari al barile, mentre la risposta dell'Iran all' 5+1 e le successive dichiarazioni del vice di solana , hanno fatto scendere il prezzo del greggio al 141 dollari, e l'altalena continua, per ora è stata stabilita che le trattative, tra l'Iran e il 5+1,  si riprenderanno tra una decina di giorni.             

Postato da: rezarez a 11:39 | link | commenti (3)

giovedì, luglio 03, 2008

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Guerra preventiva all’IRAN

 Per la libertà di pensiero dell’ambasciatore Sergio Romano


In queste giornate di caldo intenso si può leggere sulla Rete un vero e proprio fuoco incrociato contro l’ambasciatore Sergio Romano, colpevole con i suoi editoriali di essere di ostacolo a quanti premono l’acceleratore per un movimento di opinione che induca i cittadini italiani ad accettare l’idea di un impegno militare contro l’Iran.

Sembra che nulla si sia voluto apprendere da un identico scenario messo in atto contro l’Iraq. Allora come oggi la manovra si ripete. Saremo ancora distratti oggi come allora ed accetteremo milioni e milioni di morti sulla base di menzogne e per interessi e calcoli altrui ben facili da riconoscere?
Sergio Romano non ha bisogno di difensori. La regola nella preparazione di Appelli è che ci si accordi con un cospicuo numero di firme pesanti che diano il via. Non è il nostro caso. Si tratta invece di una iniziativa spontanea e non coordinata fra lettori di «Civium Libertas» che neppure si conoscono fra di loro. Sergio Romano è un acuto analista di politica nazionale e internazionale. I suoi editoriali si distinguono da quello che sembra essere il leit-motiv della nuova politica estera italiana: sostegno incondizionato ed acritico ad una guerra preventiva contro l’Iran su commissione di Israele. Per questo Sergio Romano è fatto oggetto di quotidiani attacchi con cui si cerca di tappargli la bocca. Gli si contestano aspetti marginali ed estrinseci nei suoi articoli, come il numero esatto delle vittime del massacro di Sabra e Shatila o i veri e giustificati motivi che l’avrebbero determinato. Le sue analisi restano però ineccepibili ed inconfutabili. Le lettere contro di lui inoltrate alla redazione dei giornali dove egli abitualmente scrive hanno il loro polo di aggregazione in centrali lobbistiche, come «Informazione Corretta» o «HonestReportingItalia», i cui gregari vengono istruiti a scrivere contro il bersaglio di volta in volta indicato, questa volta Sergio Romano. Di tecniche e modalità simili, patrocinati anche dai governi e dagli appositi servizi, si può apprendere, ad esempio, leggendo Chalmers Johnson o Mearsheimer e Walt. A questa massa d’urto di attacchi volgari a Sergio Romano se ne affiancano di più defilati, dall’apparenza dotta e criticamente distaccata, ma sono esattamente la stessa cosa ed hanno lo stesso scopo.

Il problema posto in questo nostro Appello ha carattere generale e riguarda molti altri casi di persone meno note di Sergio Romano. Da gran signore Sergio Romano non risponde agli attacchi che sempre più spesso gli vengono rivolte sulla rete e all’indirizzo della rubrica Lettere del “Corriere della Sera”. Al massimo risponde agli argomenti e alle critiche, quando queste gli appaiono oggettivamente fondate ed utile occasione per opportune integrazioni. Purtroppo, non tutti hanno le stesse solide spalle dell’Ambasciatore e l’intimidazione nei loro confronti passa inosservata con sacrificio della libertà di tutti. Di tutti questi attacchi a Sergio Romano ed alle nostre libertà si terrà apposito registro e monitoraggio da questo momento in poi.

Nella serata capitolina organizzata poche settimane addietro da Antonio Polito e Riccardo Pacifici, qualche oratore si era lasciato andare ad un attacco scoperto contro Sergio Romano. È intervenuto prontamente lo stesso Polito a correggere l’incauto manifestante dei diritti umani, dichiarando che Sergio Romano ha ben il diritto di scrivere quel che vuole. L’intervento era così stonato che lo stesso Polito si è sentito costretto a prendere le distanze. I testi sonori dei discorsi sono qui registrati. In Piazza del Campidoglio, dove erano riuniti ebrei ed omosessuali, i diritti calpestati degli omosessuali iraniani hanno riunito il Gotha della politica italiana. Peccato che gli stessi personaggi siano stati di ben diverso avviso quando si è trattato di accogliere le richieste degli omosessuali italiani, che volevano i DICO. Ahmadinejad è stato probabilmente un bugiardo quando ha pensato di risolvere i difficili problemi degli omosessuali dichiarando che in Iran non ve ne sono: ha fatto ridere fragorosamente e forse deliberatamente il pubblico della Columbia University. In Italia ne è invece certa l’esistenza, ma non per questo vengono accolte le loro richieste. Mai però gli omosessuali sono stati tanto utili ai politici quanto in questa torrida estate. I loro diritti disconosciuti forniranno la principale motivazione per una delle guerre più sanguinose di questo secolo.

Abbiamo appena invitato Antonio Polito e tutta la redazione del «Riformista» a firmare questo nostro appello che mandiamo a quegli stessi indirizzi che hanno presumibilmente ricevuto lettere dai Soci delle menzionate centrali lobbistiche. A Polito abbiamo contestato le sue manifestazioni lobbistiche, o almeno filoisraeliane, come egli preferisce si dica. In esse si dichiarava paladino dei diritti umani… in Tibet, ora in Iran, speriamo domani a Gaza. Per la manifestazione antiraniana, prodromica di un intervento militare, abbiamo dovuto redigere un nostro contrappello: Per una pace vera in Medio oriente, cui si rinvia insieme con la nostra puntuale critica ad una manifestazione alla quale non crediamo affatto, ritenendo ben altri i suoi reali motivi. Trattandosi ora di diritti umani in Italia, e cioè del diritto di manifestazione del proprio pensiero – già violato in Germania, in Francia, in Svizzera, in Austria e presto temiamo anche in Italia – attendiamo ora “il Riformista” alla prova della verità: Hic Rhodus, hic saltus!

La tecnica e l’indirizzario di questo nuovo Appello è analoga alla precedente. Ne affidiamo la diffusione ai motori di ricerca i cui tempi sono piuttosto lunghi. Lasciamo alla sensibilità ed all’impegno di ognuno l’ulteriore circolazione del testo. Riteniamo che l’urgenza sia tale da non dover frapporre altro indugio nel manifestare la nostra opposizione ad una manovra che appare chiara e che mira ad una nuova guerra preventiva, per la quale si cerca la copertura mediatica. Invitiamo tutti i concittadini amanti della pace e delle nostre libertà costituzionali ad allertarsi per difendere i comuni diritti, incominciando dal diritto di Sergio Romano a potersi esprimere, illuminandoci con la sua saggezza di esperto diplomatico capace di penetrare i segreti e le oscurità della politica internazionale.

Nota:
- Le revisioni della bozza ed il testo finale tengono conto anche dei testi acclusi alle singole adesioni.

CIVIUM LIBERTAS


Fonte: www.ladestra.info
Link: http://www.ladestra.info/?p=21287
Giugno 2008

Postato da: rezarez a 14:09 | link | commenti (2)

martedì, luglio 01, 2008

IL RISORGIMENTO , LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA E PIU' IN GENERALE,  LA CIVILTA' OCCIDENTALE , NON SAREBBE ESISTITA SENZA L'ISLAM.

 




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E' l'alba di un giorno scuro e piovoso. Un ragazzo si nasconde fra la folla per assistere alla tortura e all'esecuzione del suo maestro, la cui unica colpa è stata quella di avere diffuso le conoscenze sacrileghe e blasfeme degli antichi filosofi greci. Sul rogo, insieme al filosofo, bruciano infatti le traduzioni proibite in un'Europa dominata dalla superstizione e dalla violenza dei signori della guerra che regnano incontrastati. Dopo avere assistito all'atroce spettacolo il ragazzo scappa verso Sud portando con sé alcune opere del maestro, deciso ad abbandonare quelle terre di oppressione e di oscurantismo. Quando finalmente riesce a valicare i Pirenei gli si apre davanti una terra ricca e pacifica, dove le donne discutono alla pari con gli uomini e dove i libri, invece di essere distrutti, vengono conservati nelle biblioteche pubbliche.

E' l'inizio de Il destino, un film di qualche anno fa ambientato nei secoli più bui del Medioevo che il regista egiziano Youssef Chahine ha dedicato alla vita di uno dei più importanti filosofi della storia, Averroè, il cui razionalismo influenzò fortemente gli intellettuali occidentali dell'epoca. Dante, fra gli altri, si considerava un "averroista" convinto e l'intero pensiero islamico era una vera e propria boccata di ossigeno fra i cristiani illuminati che mal sopportavano la soffocante cappa di censura e superstizione che era, all'epoca, la caratteristica principale della cristianità. I libri di Averroè venivano contrabbandati, le sue dottrine trasmesse e le sue parole imparate a memoria per non incorrere nelle ire dell'Inquisizione. Spostando il punto di vista come ha fatto il regista, e riportando alla luce la storia rimossa di quei secoli oscuri, si capisce che la religione ha ben poco a che fare con i fondamentalismi di ogni epoca e di ogni latitudine.



Lo spiazzamento del pubblico occidentale nei confronti di un film girato per denunciare il fondamentalismo islamico attuale, non stupisce. Ci hanno insegnato che i secoli che separano la caduta dell'impero romano dal rinascimento sono stati anni di paura e barbarie, ma non ci è stato spiegato che ne siamo usciti unicamente perché siamo venuti in contatto con la civiltà più ricca e più evoluta dell'epoca, appunto l'Islam. Pochi occidentali sanno che, mentre l'Europa veniva spopolata dalle malattie e dalla fame, a Sud fioriva una civiltà che aveva come capitali Baghdad e Damasco, una civiltà cui noi occidentali dobbiamo la salvezza del patrimonio che consideriamo fondativo per la nostra cultura: la filosofia greca. Se gli studiosi dell'epoca di Solimano e del Saladino non avessero fatto propria la grande filosofia antica non avremmo né Platone né Aristotele perché la raffinata rete dei traduttori arabi, attraverso i quali ci sono pervenute le loro opere, non sarebbe esistita. Né, del resto, sarebbe potuta nascere la scienza moderna senza la libertà di studiare e sperimentare concessa ai matematici e agli scienziati arabi, il cui contributo è stato completamente cancellato per fare posto alla propaganda dello scontro fra civiltà.

Nell'ottica di Allah

Beltegeuse, Rigel, Aldebaran, Algol e Sirrah. Le stelle parlano arabo da secoli, da quando scienza, civiltà e tecnologia se ne stavano al di là del Mediterraneo, e i barbari sporchi, ignoranti e poveri che calavano per razziare le ricche città o per emanciparsi attraverso lo studio nelle rinomate università locali, eravamo noi. Per secoli la filosofia, la matematica e la medicina, per non parlare dell'astronomia, della chimica o dell'ottica, sono state islamiche, nel senso che l'Islam ha trasmesso e rielaborato le antiche discipline egizie, babilonesi, indiane e greche, e ne ha fondate di proprie. Un debito, quello nei confronti della scienza islamica, di cui si trovano innumerevoli tracce nel linguaggio stesso di molte discipline moderne che consideriamo, a torto, figlie della superiore "civiltà occidentale" ma che i nostri progenitori riconoscevano appieno, facendo di tutto per procurarsi i testi scientifici degli "infedeli".

L'origine della scienza islamica affonda nei nostri secoli più bui. Gli arabi avevano già preso a studiare il cielo, raccogliendo l'eredità dei greci e degli indiani, già nel VIII° secolo e nell'828 fu costruito a Baghdad il primo osservatorio astronomico del mondo. L'astronomia andava di pari passo con l'ottica e con lo studio della fisiologia dell'occhio: se ne ritrovano tracce nell'origine araba di termini medici come "retina" o "cataratta". L'amore della cultura musulmana per tutto ciò che aveva a che fare con la visione ha indubbiamente radici religiose, ma l'afflato mistico non deve trarre in inganno: la scienza islamica era sostanzialmente empirica - cioè amava sperimentare - e fortemente matematizzata, cosa questa che fa affermare ad alcuni storici che siano stati proprio gli arabi a insegnarci i primi rudimenti della formalizzazione matematica, caratteristica principale della scienza occidentale doc. Ibn Al-Haitham, ad esempio, noto in occidente con il nome di Alhazen, è considerato il massimo esperto di ottica tra Tolomeo e Witelo. L'alta considerazione di cui godeva anche fra i contemporanei non deve stupire: già intorno all'anno Mille Alhazen combinava elaborati trattamenti matematici con i modelli fisici e un'accurata sperimentazione, dando così una svolta empirica all'indagine scientifica, cosa che, in Occidente, avverrà solo dopo cinque secoli.

I calcoli degli astronomi e degli studiosi di ottica arabi furono possibili solo perché gli strumenti matematici erano già altamente sviluppati. L'apporto degli arabi alla scienza del calcolo fu così importante che non se ne è persa memoria e infatti uno dei pochi debiti che gli occidentali non hanno dimenticato è l'invenzione dello zero che rese possibile la nascita del calcolo posizionale, quello in colonne per intenderci. L'introduzione dei numeri indiani - da noi chiamati arabi - e lo sviluppo dell'algebra, fecero il resto. Un nome per tutti è quello del grande matematico del IX° secolo, Al Khwarizmi, che scrisse il Libro del compendio nel processo di calcolo per trasporto ed equazione , più volte tradotto in latino e diffuso in Europa con il nome di Liber Algorismi , una latinizzazione del suo nome da cui deriva il termine "algoritmo".

La medicina

Per secoli la medicina araba è stata talmente più avanzata di quella occidentale da indurre gli stessi crociati a servirsi dei dottori cavallerescamente offerti dal nemico assediato. Gli arabi conoscevano infatti i testi greci di Ippocrate e di Galeno, che l'Europa aveva perduto, insieme alle molte nozioni derivanti dalle teorie e dagli esperimenti degli alessandrini che si erano diffuse nell'Egitto ellenizzato e in Asia minore. L'arrivo in Occidente delle traduzioni di Platone e Aristotele rese accessibile agli studiosi del barbaro Nord anche le teorie dei filosofi e dei medici islamici. Per circa due secoli la filosofia greca è stata infatti studiata nelle versioni arabizzate tratte dai commenti del razionalista Averroè o del mistico Avicenna, i più importanti filosofi dell'Islam, ed è a queste versioni che si riferivano i nostri filosofi. A Bologna come a Parigi gli studenti, ma anche i padri del dogma cattolico come San Tommaso d'Aquino, dovettero piegarsi alla superiorità della sapienza araba del tempo.

Ma Avicenna non era soltanto un filosofo. Mentre nei villaggi nordici che in seguito divennero noti con il nome di Parigi o di Londra, si curavano le malattie con gli incantesimi, nel profondo Sud veniva fondata la medicina moderna. Il Canon medicinae di Ibn Sina, nome originale appunto del grande Avicenna, è stato praticamente l'unico libro di testo degli studenti di medicina per quasi tre secoli e ha continuato, per tutto il Rinascimento, a essere il libro più stampato in Europa. Ma Avicenna è in buona compagnia. Fu l'arabo Al-Razi a fondare l'ostetricia e a fornire la prima descrizione scientifica del vaiolo e del morbillo - e a prospettare la possibilità di immunizzare i sani attraverso le secrezioni dei malati - mentre Ibn Nafis fu il primo a descrivere il meccanismo della circolazione sanguigna. Tutti nomi ignorati dai manuali di storia della medicina che riportano solo le date - e gli autori - delle ri-scoperte occidentali.

Con le sue grandi intuizioni, come l'ipotesi dell'esistenza dei microbi e i primi esperimenti con i vaccini, la medicina araba era decisamente all'avanguardia nella teoria così come lo era nell'insegnamento e nella pratica. Nelle scuole di medicina islamiche si cominciò a pretendere che gli studenti si misurassero con la pratica clinica oltre che con i testi e per favorire l'apprendistato, oltre che per il controllo delle epidemie, venne abbracciata un'idea del tutto nuova: raggruppare i malati in una struttura dove i medici avrebbero potuto assisterli e gli studenti imparare dalla pratica dei propri maestri. Venne inventato insomma quello che, per dirla con parole moderne, è il policlinico universitario, che fece la sua comparsa in Europa solo nel diciannovesimo secolo. A Damasco la prima struttura ospedaliera del mondo venne costruita esattamente mille e cento anni prima: nel 707 dopo Cristo, data che lascia un tantino allibiti visto che, a quell'epoca, dalle nostre parti ancora non si pensava nemmeno ai lazzaretti.

Malgrado un'attenzione particolare per l'aspetto psicosomatico che colpisce per la sua modernità, l'approccio medico islamico era sostanzialmente razionalista e si basava su approfondite conoscenze anatomiche che gli europei, a cui non era consentito lo studio dei cadaveri, non potevano avere. Del resto il tabù sulle autopsie rimase valido in tutta la cristianità almeno fino al XVII° secolo e oltre - come testimoniano le rocambolesche "avventure" dei pittori rinascimentali, più note di quelle dei loro contemporanei medici. Ma un'altra caratteristica che rendeva i dottori arabi estremamente efficienti rispetto ai colleghi occidentali, era la possibilità di disporre di una quantità incredibile di sostanze provenienti dagli estesi domini dei califfi - ovvero sali, acidi, alcaloidi ed erbe - che rifornivano il prontuario con una serie di rimedi degni di una moderna farmacia. L'alchimia, da cui trae origine la moderna chimica, era infatti un altro settore particolarmente fecondo della scienza islamica.

A tutta chimica

Lo sviluppo dell'alchimia proviene dall'altro grande filone culturale che si unì a quello greco per dare luogo alla scienza islamica, ovvero le antichissime conoscenze provenienti dall'India e dalla Cina. Nel periodo della sua massima espansione, infatti, l'Islam si estendeva dall'India alla Spagna passando per la Persia, il nord-Africa e la Sicilia. La capitale venne spostata da Damasco a Baghdad dove, grazie alla grande tolleranza culturale del califfo Harum al-Rashid (786-809 d.C.), cominciarono a convergere i saperi e le tradizioni dei popoli conquistati. Sotto il regno dell'Illuminato, come venne chiamato il califfo più volte citato in Le mille e una notte , venne fondata e sviluppata la "Casa della sapienza", ovvero un centro di mecenatismo finanziato dallo Stato che sorgeva intorno a una grandiosa biblioteca inter-religiosa. Nella Casa della sapienza cominciarono ad affluire da tutto il mondo studiosi e religiosi, pensatori e praticanti, in un'atmosfera di libertà intellettuale mai conosciuta prima, e Baghdad diventò per la scienza quello che Atene era stata per l'arte durante l'età di Pericle.

Fu in questo clima che l'alchimia si sviluppò e cominciò a cimentarsi con la produzione di alcune sostanze utili. La chimica islamica, libera dalle condanne e dai pregiudizi religiosi che in Europa la condannarono alla clandestinità fino ai tempi di Newton, a Baghdad ebbe la possibilità di svilupparsi come una scienza e una tecnologia specifica, separandosi molto presto dalle sue origini magiche. Jabir ibn Hayyan, il più famoso alchimista arabo vissuto nella seconda metà del VII° secolo, perfezionò il processo di distillazione dell'alcool (la cui etimologia deriva appunto dalla parola araba "al-ghul"), costruendo nuovi tipi di alambicchi. E' da notare che la preparazione e la produzione dell'alcool a uso medicinale fu consentita, malgrado la ben nota proibizione coranica.

Un altro importante frutto degli esperimenti dei chimici di Baghdad furono i progressi relativi alla fabbricazione della carta, che utilizzarono e migliorarono gli antichi metodi importati dalla Cina. Nel 793 venne fondata a nella capitale una vera e propria fabbrica che, attraverso una produzione semi-industriale, ricavava la carta da una pasta di fibre di canapa e di gelso mescolate ad allume e colla. E con la produzione della carta su larga scala, ovviamente, la diffusione dei libri nel mondo islamico divenne molto più rapida e immensamente più economica, anche se bisognerà aspettare l'invenzione della stampa in Occidente - più di sette secoli dopo - per arrivare alla possibilità di un accesso davvero universale al sapere scritto.

Sabina Morandi
Fonte: www.liberazione.it


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